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Le Clarisse - note biograficheNote biografiche su Chiara d'Assisi, nostra sorella e madre, donna luminosa che ha segnato, insieme a Francesco, la storia della Chiesa. Ottocento anni fa, in un palazzo della città di Assisi, nasceva Chiara, primogenita di messer Favarone, nobile cavaliere, e di madonna Ortolana. Era un avvenimento lieto per tutta la famiglia ma, ancor più, si sarebbe rivelato un vero evento di grazia per la Chiesa nel cui seno Chiara nasceva. Tanto che nella Bolla di Canonizzazione, due anni dopo la morte di Chiara, si dirà: Gioisca la madre Chiesa, per aver generato ed educato una tale figlia. Oggi, otto secoli dopo, la sua luce risplende ancora viva nella Chiesa, come esempio di gioioso abbandono alla fedeltà di Dio, come limpida speranza di una vita piena. Parlando di Chiara è impossibile non parlare anche di Francesco, che fu la prima guida di Chiara sulla via dell'altissima povertà e qui mi rifaccio ad un discorso che il papa Giovanni Paolo II improvvisò durante una sua rapida visita al monastero di Assisi. "...E' veramente difficile - disse il papa- disgiungere questi due nomi: Francesco e Chiara. Questi due fenomeni: Francesco e Chiara. Queste due leggende: Francesco e Chiara..... Quando celebrerete l'anniversario di santa Chiara dovrete farlo con grande solennità". Unica infatti fu la vocazione che li sospinse ad abbandonare ogni vanità e illusione di questo mondo per radicare la loro vita nella sola cosa necessaria: la sequela di Gesù Cristo. Egli si è fatto nostra via scrive Chiara nel testamento, e a santa Agnese, sua seguace a Praga, scrive: Di questo soltanto ti scongiuro e ti avviso, per amore di Colui al quale ti sei offerta come vittima santa e gradita. Memore del tuo proposito, tieni sempre davanti agli occhi il punto di partenza e con corsa veloce e passo leggero, con piede sicuro, che neppure alla polvere permette di ritardarne l'andare, avanza confidente e lieta nella via della beatitudine che ti sei assicurata. Da queste poche frasi emerge una caratteristica costante della vita di Chiara: la dolce e tenace perseveranza sul cammino che intuisce indicato dal Signore Gesù. "Venuta dunque la domenica (delle Palme) la fanciulla entra in Chiesa con le altre, radiosa di splendore festivo nel gruppo delle nobildonne. E lì avvenne - come per un significativo segno premonitore - che, affrettandosi tutte le altre a prendere la palma, Chiara, quasi per un senso di riserbo, rimane ferma al suo posto: ed ecco che il vescovo discende i gradini, va fino a lei e le pone la palma fra le mani". Verso la fine della vita, rievocando nel testamento quegli inizi avventurosi, si esprimerà in questi termini: Il beato Francesco, costatando che non avevamo indietreggiato davanti a nessuna penuria, povertà, fatica e tribolazione, né ignominia o disprezzo del mondo, molto se ne rallegrò nel Signore. In pochi anni sorsero numerosi altri monasteri di povere Dame, così venivano chiamate, che vivevano in comune, senza alcun possedimento, lavorando con le proprie mani e confidando nella provvidenza del Padre celeste. Ma Chiara dovette sostenere una lunga lotta per ottenere dalla Sede Apostolica l'approvazione della sua forma di vita in tale assoluta povertà. Con lucidità e determinazione, frutto di quell'incendio di amore che la animava, riuscì ad ottenere un privilegio unico nella storia della Chiesa, il privilegio della povertà. La speranza di vedere approvata la Regola da lei stessa composta (Chiara fu anche la prima donna a scrivere una Regola) ebbe compimento due giorni prima della sua morte, 11 agosto 1253, quando finalmente poté stringere fra le mani il documento approvato e bollato da Innocenzo IV. |
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